UN GRISSINO SALVÒ IL RE

Era il 1675. Vittorio Amedeo II, futuro re d’Italia, era un bambino gracile e debole. Quando ebbe nove anni sua madre, Maria Giovanna Battista di Nemours, preoccupata, si rivolse al medico di corte: bisognava trovare un rimedio per aiutare il piccolo a crescere. Fu Antonio Brunero, il panettiere di corte, ad avere l’idea geniale: creare un pane friabile e digeribile, fatto di sola crosta. Fu così che nacque il grissino, dal piemontese “gherssa” che significa filone di pane. Un pane speciale, fatto di “puro fioretto di farina” per i ricchi e di “un terzo di segala e due di frumento” per il popolo. A questi ingredienti va aggiunta l’acqua, che asciugandosi durante la cottura, lascia quella crosta bruna cara ai palati dei golosi. Nato con intenti “taumaturgici”, il grissino ha acquistato poi caratteristiche ben precise: la lunghezza, ad esempio, deve essere pari all’apertura delle braccia dell’artgiano che lo lavora. Il nome gherssa divenne poi gherssin e, in italiano, grissino, a esaltare la sua forma sottile e allungata.

 


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